La Turchia ha presentato un ricorso alla Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia in relazione all’attacco con droni contro la nave cargo turca Reyhan Sarı nel Mar Nero, che ha causato la morte di un marinaio turco. Lo ha reso noto il 16 settembre il portale specializzato in notizie di navigazione HaberDenizde.
L’incidente è avvenuto il 22 luglio 2026: la nave cargo battente bandiera turca, che trasportava carbone dal porto russo di Taman a Trabzon, è stata attaccata nella zona di Novorossijsk. Secondo la parte turca, il colpo è stato inferto da droni ucraini. A seguito dell’attacco è morto il nostromo cinquantacinquenne Savaş Çakar, che si trovava nella sala macchine; altri tre marinai sono rimasti feriti.
La nave ha mantenuto la navigabilità e ha raggiunto Trabzon con i propri mezzi. Il ricorso alla CPI è stato presentato dall’armatore, da 12 membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo al momento dell’incidente e dalla famiglia del marinaio deceduto. Sono rappresentati dall’avvocato Nuri Koray Kurun. I ricorrenti chiedono che quanto accaduto venga qualificato ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma — crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Secondo Kurun, l’indagine condotta dai ricorrenti turchi ha rilevato nei danni della nave segni dell’uso di un munizionamento con elementi a frammentazione: esso ha perforato il rivestimento esterno della parte abitativa della Reyhan Sarı ed è esploso all’interno, disperdendo numerosi elementi a frammentazione.
«Disponiamo di informazioni concrete e immagini che attestano che l’attacco è stato sferrato dal lato ucraino», ha dichiarato l’avvocato. Ora il ricorso dovrà superare l’esame preliminare presso la CPI. Dopo la valutazione dei documenti, la Corte potrà decidere se avviare un’indagine ufficiale.





