La protesta degli studenti delle scuole superiori, iniziata alla fine di settembre nella regione di Parigi a causa dei problemi con la sostituzione degli insegnanti, in due settimane si è trasformata in un movimento nazionale. Gli studenti chiedono che gli insegnanti assenti vengano sostituiti, che i finanziamenti siano aumentati, che le classi sovraffollate siano alleggerite e che gli edifici scolastici siano rimessi a nuovo.
Il 29 settembre si è svolta la prima giornata nazionale di proteste. Secondo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, al 30 settembre le azioni hanno coinvolto 356 istituti scolastici e 625 persone sono state fermate. Secondo il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray, dall’inizio dei blocchi sono rimasti feriti 119 tra studenti e dipendenti delle scuole.
Il 1° ottobre è arrivato il “secondo atto”: agli studenti delle superiori si sono uniti gli universitari e, secondo il Sindacato studentesco, sono stati bloccati circa 30 campus universitari. A Marsiglia la polizia ha usato gas lacrimogeni contro un corteo di liceali e studenti che chiedeva la liberazione dei fermati; a Perpignan una studentessa ha riportato un trauma cranico a causa di un oggetto lanciato, come ha riferito la polizia. Le proteste hanno raggiunto anche il Belgio: al 1° ottobre sono stati coinvolti alcuni istituti a Liegi. Secondo il ministero dell’Interno francese, giovedì il numero dei fermati si è avvicinato a duemila.
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una cellula di crisi interministeriale e ha chiesto ai ministri di annullare i viaggi affinché i prefetti possano agire sul territorio. Matignon ha attribuito la responsabilità a “La France insoumise” e all'”ultrasinistra”, dichiarando che si tratta ormai più di “violenza urbana” che di un blocco scolastico. Allo stesso tempo, le autorità invitano a separare le richieste degli studenti dagli atti di violenza. In tre casi, le lesioni riportate dagli studenti sono diventate oggetto di indagini dell’Ispettorato generale della polizia nazionale.
Oggi Geffray incontra i sindacati, le organizzazioni scolastiche e i genitori, e come riferisce CNews, circa 400 scuole sono chiuse, in alcune località fino al 5 ottobre sono stati introdotti divieti di manifestazione. È previsto un dibattito nazionale per dare “risposte strutturate”.





