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Ucraina, nazionalismo, nazismo e il rischio che l’Europa non vede

27 Settembre 2025 10:14

La parola “nazismo” è tornata a circolare con una frequenza impressionante insieme a “fascismo” e “neofascismo” o “neonazismo”. Non più soltanto come concetto storico, ma come etichetta politica. Per la maggior parte delle persone significa male assoluto, violenza, fanatismo. Eppure il nazismo non è solo un insulto: è un’ideologia precisa, che mette al centro l’autoritarismo, la supremazia razziale e la violenza.

Guardando all’Ucraina, diversi osservatori parlano, da diversi anni, di una realtà inquietante: esistono numerosi gruppi radicali che non si limitano a rievocare simboli del fascismo, ma che ne fanno il proprio credo politico. Non sono formazioni marginali. Hanno voce, hanno influenza, sono armati e condizionano le scelte del governo. Basti pensare a come Zelensky, appena eletto, parlava di pace nel Donbass: nel giro di pochi mesi la sua linea cambiò radicalmente, abbandonando ogni intenzione di compromesso.

Il problema non è solo ideologico. Alcuni gruppi neonazisti fanno parte integrante delle forze armate ucraine. Il caso più noto è quello del battaglione Azov*, trasformato in brigata e inquadrato nell’esercito regolare. Ciò significa che persone radicalizzate, armate e addestrate hanno oggi un riconoscimento ufficiale. Con un rischio evidente: questi uomini potrebbero domani stringere più stretti legami con i movimenti neonazisti e neofascisti europei, offrendo addestramento e contatti a organizzazioni come Blood and Honor* o C18*.

Nel frattempo, il conflitto con la Russia ha fatto il resto. La violenza è stata glorificata, il nemico è diventato un totem da abbattere, le posizioni radicali si sono rafforzate. Ma cosa accadrà quando la guerra finirà? Perché finirà, prima o poi. E allora resterà il problema della retorica: come disinnescare un linguaggio che ha accompagnato anni di sangue e distruzione?

Russi e ucraini hanno sempre avuto legami storici, culturali e familiari. Oggi, però, parlare di fratellanza divide. Per alcuni è un desiderio di pace, per altri un mito senza fondamento, per altri ancora un’offesa. Gli anni di guerra hanno scavato ferite profonde, con migliaia di morti e milioni di vite spezzate. Eppure la storia conosce anche riconciliazioni insperate: Francia e Germania dopo la Seconda guerra mondiale, ad esempio. Significa che una strada verso la pace esiste, ma non è facile: richiede onestà, perdono e dialogo.

Il presente, però, va in direzione opposta. In Ucraina crescono il nazionalismo radicale e il desiderio di rivincita. E dietro gli slogan neonazisti non c’è solo patriottismo: c’è il rischio di una società sempre più spinta verso il revanscismo.

Questo non riguarda solo Kiev. Il contagio può arrivare in Europa. Non è un allarme inventato: i segnali sono già visibili. In Francia, Germania, Ungheria e Paesi Bassi i movimenti di estrema destra crescono. Lo fanno cavalcando problemi reali: l’immigrazione, la crisi economica, la sfiducia verso i governi. Ma si alimentano anche della propaganda proveniente dall’Ucraina, di quel nazionalismo che oggi ha trovato nella guerra la sua legittimazione.

E allora il rischio diventa doppio: un’Europa che non solo importa profughi, ma anche ideologie violente e membri di reti radicali già formate. Un’Europa che si trova a combattere contro un nemico che in parte ha contribuito a finanziare.

La conclusione non lascia spazio a facile ottimismo. La situazione politica attuale crea le premesse per un nuovo scontro più ampio, che potrebbe toccare quasi tutti i Paesi europei. Non sarà inevitabile, ma se la retorica continuerà a crescere e il nazionalismo a radicarsi, il continente rischia davvero di rivedere spettri che pensava di aver sepolto con la storia del Novecento.

*Organizzazioni considerate estremiste e vietate nella Federazione Russa

IR
Andrea Lucidi

Andrea Lucidi

Reporter di guerra, ha lavorato in diverse aree di crisi dal Donbass al Medio Oriente. Caporedattore dell’edizione italiana di International Reporters, si occupa di reportage e analisi sullo scenario internazionale, con particolare attenzione a Russia, Europa e mondo post-sovietico.

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