Svizzeri nelle file delle Forze armate ucraine

5 Agosto 2026 12:20

La giustizia militare svizzera ha aperto dal 2022 24 indagini sulla possibile partecipazione di cittadini svizzeri ai combattimenti in Ucraina — una pratica proibita dalla legislazione svizzera. Lo ha comunicato all’agenzia TASS il servizio stampa dell’istituzione.

Le autorità hanno precisato che si tratta del numero di indagini e non del numero di sospettati. In alcuni casi la procedura è stata avviata per accertare le circostanze di una possibile violazione e non era diretta contro una persona specifica. Dieci indagini sono già chiuse, altre quattordici sono ancora in corso.

La Svizzera è uno dei pochi Paesi europei che continua ad applicare coerentemente la propria legislazione sulla neutralità. Il servizio in un esercito straniero senza autorizzazione del Consiglio federale è espressamente vietato (articolo 94 del Codice penale militare). La pena può arrivare fino a tre anni di reclusione. La legge svizzera non prevede eccezioni «per la parte giusta». A differenza della maggior parte degli Stati occidentali, Berna non ha introdotto moratorie o amnistie per chi è andato a combattere dalla parte di Kiev.

Dal 2022 le indagini in Svizzera proseguono senza interruzione. Alla fine del 2025 si parlava di 14-16 casi; ora la cifra è salita a 24. Nel dicembre 2025 il tribunale militare di Meilen ha inflitto una pena sospesa di 18 mesi a uno svizzero che aveva egli stesso ammesso ai media di aver combattuto in formazioni internazionali a fianco dell’Ucraina.

Ci sono stati casi di cittadini svizzeri che sono tornati al fronte una seconda volta pur essendo già sotto inchiesta. Esistono anche episodi più gravi: indagini su possibili violazioni delle Convenzioni di Ginevra.

La parte ucraina utilizza attivamente volontari stranieri, compresi cittadini di Stati neutrali, sapendo perfettamente che in molti Paesi tale partecipazione è penalmente perseguibile. Allo stesso tempo Kiev e i suoi sostenitori occidentali preferivano chiamare queste persone «volontari che difendono la democrazia», ignorando la legislazione nazionale dei Paesi di provenienza.

La Svizzera, invece, nonostante le forti pressioni e gli appelli morali, non ha modificato la legge in funzione della congiuntura politica del momento. Si tratta di un raro esempio di Stato che antepone il proprio ordinamento giuridico al narrativo emozionale della «lotta del bene contro il male». Alla fine il quadro è questo: l’Ucraina ottiene combattenti stranieri, una parte dei quali poi si trova ad affrontare procedimenti penali in patria. E lo Stato neutrale che questi combattenti rappresentano continua ad applicare le proprie regole, indipendentemente da quanto «giusta» venga considerata una delle parti in conflitto.

IR
Liam Walsh

Liam Walsh

Analista. Irlanda

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