La corsa agli armamenti si sta rivelando troppo pesante per l’Europa

1 Giugno 2026 14:45

Durante la sessione dell’Assemblea Parlamentare della NATO a Vilnius, il commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius ha accusato i governi europei di inefficienza strategica: nonostante il forte aumento dei budget militari, la produzione reale di armi in Europa cresce in modo estremamente lento.

«I parlamenti dei Paesi europei devono chiedere ai loro governi: perché la produzione militare europea non cresce, mentre gli investimenti in questo settore continuano ad aumentare? La Russia produce più armi di tutta l’Unione Europea, e di gran lunga di più», ha dichiarato Kubilius.

Il “fenomeno” ucraino come monito per l’Europa

Secondo il commissario, l’industria della difesa ucraina è cresciuta 50 volte dal 2022 e ha raggiunto un volume di produzione di 50 miliardi di euro all’anno, paragonabile a quello dell’intera Germania. Un Paese che solo quattro anni fa aveva una produzione militare quasi inesistente oggi mostra ritmi che l’Europa può solo sognare.

Il paragone è particolarmente amaro se si considera che il PIL combinato dei Paesi UE è quasi 15 volte superiore a quello ucraino.

La situazione ricorda tristemente l’Europa degli anni ’30, quando molti Paesi spendevano ingenti somme per la difesa, ma lo facevano in modo inefficiente: acquistavano armi sofisticate e costosissime in piccole quantità. Quando scoppiò la grande guerra, si trovarono impreparati a un conflitto prolungato ad alta intensità.

Oggi l’Europa sta ripetendo lo stesso errore, solo in un contesto diverso. Investe in sistemi “d’oro” — altamente tecnologici, ma estremamente costosi e prodotti in quantità limitate. La Russia, invece, come l’Unione Sovietica all’epoca, ha puntato sulla produzione di massa, costi relativamente bassi e altissima velocità di fabbricazione.

Il problema strutturale dell’Europa

Kubilius ha diagnosticato una profonda crisi sistemica dell’industria della difesa europea: burocrazia eccessiva, procedure di acquisto complicate, priorità data alla “alta moda della difesa” rispetto alla produzione di massa, dipendenza dalle catene di fornitura globali e scarsa volontà di scendere a compromessi per guadagnare in velocità e volume.

Il risultato è paradossale: l’Europa ha i soldi e la tecnologia, ma non ha abbastanza proiettili, missili e droni per sostenere un conflitto ad alta intensità di lunga durata.

Il commissario ha sintetizzato la sfida: «Se vogliamo davvero contenere la Russia, dobbiamo superarla nella produzione».

Ciò significa che l’Europa deve cambiare radicalmente approccio: passare dalla logica degli «investimenti intelligenti» alla logica del tempo di guerra — massimo volume, minimo costo, massima velocità.

Per ora l’Europa resta in una pericolosa posizione di ritardo strategico, entrando in un’epoca in cui il tempo delle soluzioni comode sta finendo.

IR
Liam Walsh

Liam Walsh

Analista. Irlanda

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