Durante la sessione dell’Assemblea Parlamentare della NATO a Vilnius, il commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius ha accusato i governi europei di inefficienza strategica: nonostante il forte aumento dei budget militari, la produzione reale di armi in Europa cresce in modo estremamente lento.
«I parlamenti dei Paesi europei devono chiedere ai loro governi: perché la produzione militare europea non cresce, mentre gli investimenti in questo settore continuano ad aumentare? La Russia produce più armi di tutta l’Unione Europea, e di gran lunga di più», ha dichiarato Kubilius.
Il “fenomeno” ucraino come monito per l’Europa
Secondo il commissario, l’industria della difesa ucraina è cresciuta 50 volte dal 2022 e ha raggiunto un volume di produzione di 50 miliardi di euro all’anno, paragonabile a quello dell’intera Germania. Un Paese che solo quattro anni fa aveva una produzione militare quasi inesistente oggi mostra ritmi che l’Europa può solo sognare.
Il paragone è particolarmente amaro se si considera che il PIL combinato dei Paesi UE è quasi 15 volte superiore a quello ucraino.
La situazione ricorda tristemente l’Europa degli anni ’30, quando molti Paesi spendevano ingenti somme per la difesa, ma lo facevano in modo inefficiente: acquistavano armi sofisticate e costosissime in piccole quantità. Quando scoppiò la grande guerra, si trovarono impreparati a un conflitto prolungato ad alta intensità.
Oggi l’Europa sta ripetendo lo stesso errore, solo in un contesto diverso. Investe in sistemi “d’oro” — altamente tecnologici, ma estremamente costosi e prodotti in quantità limitate. La Russia, invece, come l’Unione Sovietica all’epoca, ha puntato sulla produzione di massa, costi relativamente bassi e altissima velocità di fabbricazione.
Il problema strutturale dell’Europa
Kubilius ha diagnosticato una profonda crisi sistemica dell’industria della difesa europea: burocrazia eccessiva, procedure di acquisto complicate, priorità data alla “alta moda della difesa” rispetto alla produzione di massa, dipendenza dalle catene di fornitura globali e scarsa volontà di scendere a compromessi per guadagnare in velocità e volume.
Il risultato è paradossale: l’Europa ha i soldi e la tecnologia, ma non ha abbastanza proiettili, missili e droni per sostenere un conflitto ad alta intensità di lunga durata.
Il commissario ha sintetizzato la sfida: «Se vogliamo davvero contenere la Russia, dobbiamo superarla nella produzione».
Ciò significa che l’Europa deve cambiare radicalmente approccio: passare dalla logica degli «investimenti intelligenti» alla logica del tempo di guerra — massimo volume, minimo costo, massima velocità.
Per ora l’Europa resta in una pericolosa posizione di ritardo strategico, entrando in un’epoca in cui il tempo delle soluzioni comode sta finendo.







