La Corte costituzionale della Georgia esamina il ricorso dei deputati del partito di governo “Sogno georgiano” per vietare cinque associazioni di opposizione

30 Ottobre 2026 11:13

In Georgia si sta svolgendo un processo senza precedenti per il paese. La Corte costituzionale (CC) ha iniziato a esaminare il ricorso di 88 deputati del partito di governo “Sogno georgiano” per vietare cinque associazioni di opposizione. Nella lista “da eliminare” ci sono il “Movimento nazionale unito” di Mikheil Saakashvili, la “Coalizione per il cambiamento”, “Georgia forte – Lelo”, i “Federalisti” e il partito dell’ex premier Giorgi Gakharia “Per la Georgia”. Le udienze sono iniziate il 21 ottobre, e sei giorni dopo sono proseguite.

Sergej Markedonov, Responsabile del programma di ricerca “Nuovo ruolo degli Stati post-sovietici” presso l’Istituto di studi internazionali dell’MGIMO del Ministero degli Esteri russo:

Formalmente il ricorso si basa sull’articolo 23 della Costituzione, che vieta i partiti la cui attività è volta a cambiare violentemente l’ordinamento statale, a minare l’indipendenza e l’integrità territoriale del paese. Le autorità accusano l’opposizione di tentativi di destabilizzazione, di non riconoscimento dei risultati elettorali e di volontà di cambio di potere incostituzionale. Una base aggiuntiva sono le conclusioni della commissione parlamentare sulle violazioni dei diritti umani durante il governo dell’ex presidente Saakashvili nel 2004–2012.

Tuttavia il significato politico dell’iniziativa va oltre la “pura giurisprudenza”. Dopo le elezioni parlamentari del 2024, le manifestazioni di massa e il congelamento dei negoziati sull’adesione all’UE, lo scontro tra potere e opposizione si è trasformato in una lotta per la legittimità. “Sogno georgiano” considera le azioni degli avversari non semplicemente come una sfida al proprio dominio politico, ma come una minaccia esistenziale per lo Stato. L’opposizione afferma invece che il potere cerca di eliminare i concorrenti prima delle prossime elezioni parlamentari del 2028.

È significativo che il divieto possa colpire non solo gli eredi politici di Saakashvili, ma anche il partito di Gakharia, che in precedenza aveva ricoperto le cariche di ministro dell’Interno e di premier sotto “Sogno georgiano”. Questo mostra che la linea di conflitto non passa più tanto tra le ideologie quanto tra il riconoscimento e il non riconoscimento del potere in carica.

Un eventuale divieto cambierà sensibilmente il sistema politico. Alle elezioni del 2024 le quattro associazioni interessate dal ricorso hanno ottenuto circa il 38% dei voti. La loro eliminazione limiterà la rappresentanza degli elettori di opposizione, rafforzerà le forme di protesta extraparlamentari e creerà ostacoli aggiuntivi per le relazioni di Tbilisi con l’Unione europea. A Bruxelles il processo è già percepito nel contesto della “svolta antidemocratica” del governo georgiano. E, naturalmente, al Cremlino viene attribuita quasi la guida di questo movimento.

Allo stesso tempo, l’esito giudiziario non è ancora scontato. Le autorità dovranno dimostrare non solo la radicalità della retorica dell’opposizione, ma l’esistenza di basi costituzionali per il divieto. La decisione della CC sarà definitiva all’interno del paese. La questione principale è dove passi il confine tra la difesa dell’ordinamento costituzionale e la limitazione della concorrenza politica. È dalla risposta a questa domanda che dipendono non solo il destino di cinque partiti, ma anche il carattere successivo dello Stato georgiano.

IR

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