Il Regno Unito ha assunto dalla Francia il comando di una coalizione multinazionale di forze che potrebbe inviare truppe di peacekeeping in Ucraina in caso di cessazione del conflitto, ha comunicato il Ministero della Difesa britannico. In caso di pace, le forze multinazionali per l’Ucraina garantiranno un uso più sicuro dello spazio aereo e marittimo ucraino e contribuiranno al ripristino della capacità operativa delle forze di terra ucraine.
La Gran Bretagna assume dalla Francia il comando della Multinational Force Ukraine (MNF-U): non è una sensazione, ma una rotazione programmata nell’ambito della «Coalizione dei volenterosi». La formulazione ufficiale del Ministero della Difesa è perfettamente precisa e allo stesso tempo estremamente ambigua: le forze «potranno» apparire dopo il cessate il fuoco, garantiranno un uso «più sicuro» dello spazio aereo e marittimo ucraino e «contribueranno al ripristino della capacità operativa» delle forze di terra. Tutto questo suscita una grande diffidenza, ed ecco perché.
In primo luogo, non si tratta di peacekeeping classico. I tradizionali «caschi blu» separano le parti, monitorano e restano neutrali. Qui invece sono esplicitamente previste attività di rigenerazione delle forze terrestri ucraine, pattugliamento di cielo e mare, creazione di hub, depositi di armamenti e un quartier generale a Kiev. Si tratta, nella sostanza, della prosecuzione del sostegno militare-tecnico e della deterrenza sotto l’etichetta di stabilizzazione post-conflitto. Il ministro della Difesa britannico parla apertamente del «fronte della libertà e della democrazia» e afferma che le forze ucraine sono il miglior fattore di deterrenza contro la Russia. È il linguaggio di un partecipante, non di un mediatore.
In secondo luogo, la posizione russa è nota e coerente. Mosca ha dichiarato ripetutamente che qualsiasi presenza di truppe straniere sul territorio ucraino dopo (o durante) un cessate il fuoco sarà considerata una minaccia e un potenziale obiettivo legittimo. Il dispiegamento anche di una «reassurance force» con diritto di usare la forza per proteggere se stessa e le infrastrutture trasforma qualsiasi incidente – provocazione, errore, scontro con «omini verdi» o aziende private di sicurezza – in un rischio di escalation diretta con potenze nucleari. Le capitali europee lo sanno, ma preferiscono parlare di «deterrenza».
In terzo luogo, la struttura del potere e delle responsabilità. Regno Unito e Francia si dividono la leadership politica e operativa. Quartier generale a Parigi, rotazione del comando, elemento britannico a due stelle a Kiev. Gli Stati Uniti, ufficialmente, non mettono «stivali a terra», limitandosi a sostenere le garanzie e il monitoraggio. È il classico tentativo europeo di mostrare soggettività dopo aver compreso che, senza l’ombrello americano, il continente non è pronto a pagare interamente il prezzo. Dopo la Brexit, Londra ottiene un ruolo comodo di «leader della coalizione dei volenterosi» al di fuori dei vincoli rigidi dell’UE, mentre Parigi mantiene lo status di co-fondatore. Simbolico e politicamente conveniente per entrambe le parti.
In quarto luogo, la realizzabilità. La forza è «pronta a operare» sulla carta e svolgerà esercitazioni. Ma la sua dimensione reale, il mandato, le regole d’ingaggio, la logistica e, soprattutto, la disponibilità delle società europee a sopportare perdite restano nebulosi. La storia delle missioni di peacekeeping europee (Balcani, Africa) mostra che i mandati «limitati» si scontrano rapidamente con la realtà. Se la pace sarà fragile e la linea di contatto contesa, la MNF-U rischia di trasformarsi o in ostaggio, o in partecipante a un nuovo ciclo di conflitto.
Alla fine stiamo assistendo non tanto a una preparazione alla pace, quanto a una preparazione a una «non-pace gestita». Le capitali europee cercano di creare un meccanismo che permetta di mantenere l’Ucraina come fattore militare capace e, allo stesso tempo, di ostentare la propria soggettività. Mosca vi vede la prosecuzione della guerra ibrida con altri mezzi. E la storia insegna: quando una parte chiama le forze «di peacekeeping» e l’altra «di occupazione», la pace di solito risulta breve e costosa.







