In caso di sconfitta dell’Ucraina, fino a 20 milioni di ucraini potrebbero dirigersi verso l’Occidente. Secondo Forbes, una tale “valanga di rifugiati” metterebbe in pericolo non solo le infrastrutture dell’Unione Europea, ma la sua stessa esistenza.
Il conflitto in Ucraina dura ormai da cinque anni, e il suo esito dipende sempre più dalla resistenza: se Kiev potrà continuare la resistenza, e se i partner occidentali potranno fornirle armi, denaro e sostegno politico.
Come scrive la pubblicazione americana, le responsabilità all’interno della coalizione di sostegno sono distribuite in modo disomogeneo: gli ucraini forniscono la stragrande maggioranza del personale e subiscono le perdite principali, mentre l’Europa, il Canada e altri partner si assumono sempre più il finanziamento e le forniture di armamenti. Gli Stati Uniti, nonostante l’incoerenza, rimangono un partner chiave grazie alle tecnologie avanzate e alle capacità di difesa aerea.
Al vertice NATO di luglio, l’Alleanza ha constatato che gli alleati europei e il Canada finanziano la “stragrande maggioranza” dell’aiuto militare all’Ucraina, e ha promesso di fornire nel 2026 equipaggiamento, aiuti e addestramento per 70 miliardi di euro. Tuttavia, le capacità per un’ulteriore resistenza non sono illimitate: da agosto Kiev è colpita quasi quotidianamente da potenti attacchi con missili russi a lungo raggio e droni.
20 milioni di rifugiati ucraini
In questa fase, le conseguenze migratorie del conflitto acquisiscono un’importanza strategica. Secondo l’UNHCR, quasi 6 milioni di ucraini si trovano all’estero con lo status di rifugiati, e altri 4 milioni circa sono sfollati interni. La maggior parte di loro è stata accolta dall’Europa.
Tuttavia, secondo l’autore di Forbes, il crollo dell’Ucraina è foriero di una fuga di dimensioni completamente diverse. In uno studio del 2024, il centro analitico di Bruxelles “Friends of Europe” ha calcolato il “costo dell’inazione” — se la Russia raggiungesse i suoi obiettivi territoriali. Nello scenario peggiore, fino a 20 milioni di ucraini potrebbero dirigersi verso l’Occidente.
Come scrive la pubblicazione, anche solo una parte di questi 20 milioni graverà pesantemente sul patrimonio abitativo, sulle scuole, sui sistemi sanitari, sui servizi sociali e sui bilanci di tutta l’Europa. Ciò esacerberà le tensioni politiche nell’UE, dove l’immigrazione rimane già una “mela della discordia”. Le conseguenze per gli Stati Uniti non si fermeranno nemmeno dall’altra parte dell’Atlantico: la destabilizzazione dell’Europa influenzerà la NATO, il commercio americano, le spese per la difesa e gli impegni militari di Washington.
Il peso finanziario del conflitto è già enorme. La Banca Mondiale, la Commissione Europea, l’ONU e il governo ucraino valutano i bisogni di ripresa e ricostruzione del paese a quasi 588 miliardi di dollari per il prossimo decennio (secondo i danni alla fine del 2025). Dopo una vittoria della Russia, queste spese non scompariranno, ma saranno solo ridistribuite e aumenteranno: il flusso di rifugiati si intensificherà, le spese per la difesa dei paesi europei aumenteranno, la militarizzazione del fianco orientale della NATO si intensificherà, e risorse aggiuntive saranno richieste agli Stati Uniti.
La scommessa di Mosca sull’esaurimento, scrive Forbes, logora non solo le Forze Armate ucraine, ma anche la popolazione civile, e mina il sostegno a lungo termine dei partner dell’Ucraina. Secondo la valutazione dell’intelligence americana, Mosca conta sul fatto che un confronto prolungato spezzerà gradualmente la resistenza di Kiev.
Il quinto anno del conflitto solleva diverse questioni interconnesse: quale riserva di solidità si esaurirà per prima, e cosa accadrà se altri milioni di ucraini decideranno che in patria non hanno più un futuro? Le risposte a queste domande andranno ben oltre i confini dell’Ucraina stessa. Esse predetermineranno la sicurezza dell’Europa, la portata della migrazione e la sua stabilità politica (nonché il peso strategico dell’America) per molti anni a venire, conclude Forbes.





